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Un tartufo per Due Matote

Tra i comuni gastronomici delle Langhe, Bossolasco non è il più famoso e nemmeno il più grande, considerando che ci sono più metri sul livello del mare che abitanti. Però, in questo piccolo borgo posto a oltre settecento metri d’altezza è stata stappata la prima bottiglia di Alta Langa e, nel secolo scorso, hanno soggiornato personaggi del mondo della politica e della cultura come Italo Calvino, Beppe Fenoglio, Mario Soldati, Giuseppe Ungaretti, Luigi Einaudi, Giuseppe Saragat, Renato Guttuso, e anche industriali come Gianni Agnelli e Michele Ferrero. Oggi, invece, a Bossolasco si fa tappa per le ventotto insegne d’artista, per le su rose e, naturalmente, per mangiare, visto che comunque ci si trova nelle Langhe. E al riguardo, poco prima del paese, una stradina sulla destra conduce alle Due Matote, relais inserito nella Guida Michelin che al suo interno ospita l’Orangerie, ristorante fine dining guidato dallo chef Luca La Peccerella. Qui, generalmente, il menù propone un percorso langarolnapoletano, ora però è tempo di tartufo e la degustazione del momento è battezzata: Oro bianco. Da qui battute di manzo al coltello, risotti e tajarin trentatré (che è il numero di uova impiegati per ogni chilo di semola rimacinata a pietra) non sono altro che un richiamo naturale al fungo più famoso del mondo. E lo stesso vale anche per l’uovo fritto alla ‘Piemonteisa’ Famiglia Miroglio. Il tutto è accompagnato dagli intriganti abbinamenti al calice proposti dal sommelier Antonio Vale. Ricordando che, come d’uso, il tartufo si paga a parte, se alle grattatine si preferisce altro, in carta ci sono percorsi che propongono portate come anguilla e Fois Gras, linguine e astice ai carboni oppure, basta attraversare il cortile del relais per una pizza gourmet.

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