Walter Massa è uno dei produttori caparbiamente più visionari della storia recente. Ha stravinto la sua scommessa di riportare in calice uno dei vini bianchi più intriganti: il Timorasso. È stato capofila nel farne ottenere una denominazione dal nome importante e moderno: Derthona. È stato animatore dei Vignaioli indipendenti ma, sopra ogni altra cosa, è pioniere dell’uso del tappo a vite. E infatti, una delle sue frasi più interessanti è: “Nessuno a parte il produttore può sapere se un vino sa di tappo, tutt’al più, se non è buono, è perché sa di sughero”. È per questo che oggi, trovare, e bere, un Montecitorio 2016, è come avere a che fare con un qualcosa in via d’estinzione, perché molte di quelle bottiglie, compresa questa, il tappo a vite non lo aveva. Il risultato è un vino giallo con riflessi ambrati, dove al naso le note dolci del miele giocano con i primi segni di pietra focaia, mentre in bocca è strutturato e minerale. Come per tutti i Derthona, va aspettato, e se lo si fa per nove anni, allora è meglio lasciarlo solo e possibilmente non troppo vicino ai pasti. E pur fidandoci delle certezze tecnologiche del produttore questo vino, nonostante la quercia scorticata (cit.), lo inseriamo nelle collezioni che fanno gola. Solo che bisogna cercarlo…


