Prima di tutto sfatiamo il mito. Gianni Bertone non si è fermato alle selezioni della quinta edizione di Masterchef perché bocciato da Antonino Cannavacciuolo, ma perché si era dimenticato di salare il suo piatto nella prova d’appello. Poi certo, il primo tentativo, nonostante i sì di Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Carlo Cracco, si era infranto contro la critica dello chef di Vico Equense, che della trasmissione era il giudice debuttante. Ma poco importa, con il senno del poi, perché nove anni dopo, primo tra tutti i partecipanti, e quasi, del programma, Gianni Bertone, non solo la sua stella Michelin l’ha presa, ma lo ha fatto proprio alla guida di un ristorante di Antonino Cannavacciuolo, il Laqua by the lake di Pettenasco. Luogo che si trova all’interno dell’omonimo boutique hotel che, tra l’altro, è a soli tremiladuecento metri da Villa Crespi, almeno secondo il sito Internet della Michelin. Qui, sulle rive del lago D’Orta, perché le acque sono a una quindicina di metri dall’ingresso, i percorsi degustazione sono quattro. C’è il Menù dell’Orto, il Vegetariano, l’Aquolina e il Brezza. E se nei primi tre si possono apprezzare ricette come Lattughino, arachide e frutti rossi, il Rombo, yogurt e barbabietola o l’Ostrica yogurt e cetriolo, l’ultimo, di terra, è quello più goloso per gli avventori più golosi. E non solo; perché il trittico composto dall’Animella tonnata, dal Riso rane aglio e prezzemolo, e dal Piccione, fichi e kefir, con la sua delicatezza identitaria è in grado di conquistare anche gli altri, a patto che si lascino alle spalle i soliti pregiudizi di provenienza.


