Il consumatore attento, il più delle volte, quando va a fare la spesa, presta attenzione affinché il prodotto sia biologico e il più possibile rispettoso della natura. E per questo tende a spendere un poco di più. Poi ci sono i consumatori ancora più attenti, che all’ambiente aggiungono anche il rispetto per le persone. Ma sono molto pochi, anche perché al balzello precedente se ne aggiunge un altro. Poi c’è una terza via, che più o meno mette insieme le prime due arricchendole di quelli che sono chiamatiServizi ecosistemici:una sorta di valori generati per la collettività. Ed è proprio in quest’ottica cheNaturaSìha avviato la campagnaIl giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra. Iniziativa che si traduce nel riconoscere agli agricoltori bio oltre al costo di produzione anche il valore dei servizi ecosistemici. In sostanza, nei trecentocinquanta negozi sparsi per l’Italia, i produttori di insalata e finocchi avranno un riconoscimento in più integrato dalla stessa catena di distribuzione. Così gli agricoltori, che per l’insalata ricevono un euro e trentatré centesimi al chilo (tutto compreso), vedranno il loro compenso lievitare a due euro, cioè un terzo in più, mentre per i finocchi, il prezzo al chilo da uno e venticinque è rivalutato a un euro e ottanta. Per un progetto di sensibilizzazione che, ben esposto in etichetta, ha lo scopo di far comprendere che per dare il giusto valore a un prodotto occorre riconoscerne il giusto prezzo, anche perché, tutelare l’ambiente significa tutelare le persone e la collettività.



