Giornale del cibo e delle tecniche di vita materiale

Il Carlìn di Capatti

Carlo Petrini e Alberto Capatti.

Due persone distinte, Carlo Petrinie Carlìn. Il primo dominava e progettava, il secondo allietava e scherniva. Fin dal mio primo incontro, alla Goladi via Caposile a Milano, ne avevo colto la dualità, essendo venuto da Gianni Sassi, nel 1986, per avere il consenso di fondare nei circoli ARCI un’Arcigolada non intendersi come il superlativo della nostra rivista. In quella mattinata lo ricordo parlare di una immensa cantina milanese, un progetto che solo un piemontese poteva immaginare, e l’idea mi spauriva e divertiva. Lo persi di vista per alcuni anni e morta La Gola, venne a casa mia, a Milano, per propormi di dirigere una nuova rivista Slow, multilingue, e con Ruffa e Albieri: mi buttai in questo nuovo lavoro. Lasciava che fossimo liberi, che ci incontrassimo dove volevamo, spesso nell’osteria milanese di SlowFood, con lui non ci fù il minimo inghippo. Carlìn poteva pranzare e cenare con me, viaggiando in California, oppure in Francia, che attraversavamo mangiando formaggi e progettando la settimana a Bra denominataCheese.Ne aveva di idee in testa, e ce le lanciava, stupendoci, come quando, avendo accolto l’ipotesi di creare una università, a Bra, mi portò nelle campagne di Pollenzo, a visitare alcune fattorie, e poi l’edificio dell’Agenzia. Se io, futuro rettore, pensavo a un edificio di Bra, assolutamente conforme, Carlìn portava professori e studenti nei campi e voleva educarli proprio lì, le Scienze Gastronomiche essendo generate da Slow. Carlo Petrini aveva la capacità di rigenerare progetti, e quando fù evidente che Montanari, Riva e io volevamo contattare il ministero, ecco che tirò fuori l’elemento fondamentale, il ministro della pubblica istruzione, Letizia Moratti, che ci invitò a incontrarla a San Patrignano, sede curativa dei tossicodipendenti che la famiglia finanziava. Come aveva fatto a coinvolgere il ministro? Conoscendolo non ci stupivamo: Carlìn e io amavamo Mario Soldati e, in un caffè di Nizza, mi ricordò il suo viaggio televisivo nella valle del Po, e l’intenzione di farlo rifare agli studenti in bicicletta pedalando con loro. Sono grandi idee e dettagli, ripescati e rinfrescati, nel dipingere i suoi diversi ritratti, ben sapendo che molti altri non li ho ancora visti: e attendo delle biografie per godermeli.

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