Si mangia, si dorme e, da domani, si beve. L’importante è farlo con moderazione, visto il core business dell’editore (e non solo). Ma tant’è, Michelin, per i centoventicinque anni di storia della sua ‘guida’ se ne regala un’altra: questa volta legata al vino. E allora, a un secolo esatto dalle prime stelle del 1926, e con l’intermezzo delle chiavi del 2024, dal 2026 sarà la volta dei grappoli, che ovviamente saranno al massimo tre. Ora, il mondo del vino non è che ha bisogno di un’altra pubblicazione del genere, considerato la quantità di quelle già esistenti. Però, forse, ha bisogno di questo tipo di guida. Un po’ perché darebbe una sterzata alle altre. Un po’ perché farebbe selezione sul mercato. Un po’ perché potrebbe essere l’unica vera guida internazionale di ampio respiro, collegiale e, soprattutto, europea (e continentale), con tutti gli annessi culturali del caso. Entrando nel dettaglio, le valutazioni delle cantine e dei loro prodotti avranno come base cinque criteri universali: qualità dell’agronomia, competenza tecnica, identità, equilibrio (di sapori) e costanza (qualitativa). Il primo appuntamento previsto è per il 2026 con le guide dedicate a Borgogna e Bordeaux, ça va sans dire.


