Quando si parla di tartufo bianco, il pensiero corre quasi inevitabilmente ad Alba. Però non è l’unico, soprattutto in Piemonte, perché a est delle Langhe ce n’è uno di eguale pregio scientifico e gastronomico. È ‘l’altro tartufo bianco’, quello del Monferrato. Nascosto in ambienti naturali incontaminati e salvaguardati, il Tuber magnatum Pico del territorio monferrino e alessandrino ha le stesse caratteristiche organolettiche e gli stessi profumi di quello della Provincia Granda. Per lungo tempo considerato un segreto ben custodito daitrifolaolocali o, per i più snob, una sorta di fratello minore, il tartufo del Monferrato sta pian piano prendendosi i suoi spazi tra il grande pubblico. A dare una spinta decisiva al rilancio e alla narrazione di questa eccellenza è il progetto ‘Le vie del gusto’, promosso e sostenuto con forza dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: fare del tartufo e delle risorse enogastronomiche un motore strategico di sviluppo turistico e culturale per il Monferrato e l’Alessandrino, terre che, tra l’altro, danno anche i natali a vini come Barbera, Grignolino, Gavi e Timorasso.



